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Tutto è medicina. Medico è chi lo sa e aiuta a scoprirlo.
Anima News

Da un'intervista apparsa sulla rivista "Anima News" n° 6 - Anno II


Se cercate il prototipo del medico olistico, per usare una parola inflazionata ma sempre valida, questo è Antonio Fassina. È stato e continua a essere un pioniere: esplora l’uso terapeutico di ogni cosa possa contribuire alla guarigione. Fino a concludere, oggi, che ‘ogni cosa può curare, occorre solo saperlo e usarla con cognizione’.

Specialista in ortopedia e traumatologia, lavorò in ambito ospedaliero fino al 1989. Già allora studiava e utilizzava terapie alternative, frutto di una sua continua formazione in Italia e all'estero: in particolare, omeopatia, cristalloterapia e agopuntura; ma anche metodi per il risanamento della casa e dell’ambiente, terapie per le intolleranze alimentari e disturbi dell’alimentazione.

Nel 1995 creò a Milano il Centro di Terapie Naturali, dove lavora e presso il quale operano diversi terapeuti dalle più qualificate forme di ‘altra medicina’. Ma c’è altro. Da lui passano studiosi e personaggi come Paola Giovetti, Manuela Pompas, Alejandro Jodorowsky; da lui si suona per curarsi e si ricevono indicazioni su come risistemare la casa e il proprio ambiente di vita per ritrovare l’armonia.


- Come e perché nasce il tuo percorso nelle medicine ‘altre’?

Ti rispondo con un esempio che mi colpì molto. Stavo studiando Ayurveda (l’antichissima medicina dell’India, ndr) e trovai una storia che mi sembrò illuminante. Quello che fu uno dei maggiori medici dell’antichità stava seguendo le lezioni del suo Maestro. Questi mandò tutti gli allievi in cima a una collina col compito di riportarne ciò che secondo loro era terapeutico. Tutti tornarono con fasci di erbe. Solo lui tornò a mani vuote. Il maestro gliene chiese la ragione. Lui rispose: “Avrei dovuto portare tutto”. Ecco, io sono così. Per me ogni cosa può essere terapeutica. Basta saperlo.

A questa visione sono arrivato con il tempo e l’esperienza. Oggi mi sembra naturale. Iniziai come medico classico. Lavorai in ospedale per 12 anni, fino al 1989. Sala operatoria, gessi, ambulatorio. Ortopedia, una medicina pratica, senza troppi farmaci, perché già allora non ero convinto della farmacopea chimica. Cercavo qualcosa di diverso. Nei testi medici trovavo perfette descrizioni della cellula, esplorata fin nei suoi più intimi dettagli, ma nessuna spiegazione del perché ci si ammala e si guarisce. Allora sono andato a cercarmi da solo queste risposte.

Dapprima le trovai nell’omeopatia: mia moglie, dopo ogni genere di lunghe e inutili cure fisiche e ricoveri, guarì da una sciatica in 15 giorni dopo che un medico omeopata le diede il rimedio Pulsatilla. Io stesso guarii da una verruca con l’omeopatia: per la medicina occidentale non esistono cure per le verruche, solo la chirurgia.

- Insomma, ti sei arreso all’evidenza?

È stato solo l’inizio. Cominciai a studiare omeopatia. La trovai affascinante ma molto complessa, conoscere gli aspetti anche solo dei principali rimedi richiede una memoria incredibile. A questo punto mi chiesi se esistevano metodi più semplici per individuare la terapia giusta. Nel 1986 lessi in una rivista scientifica della prevenzione dei tumori con il Vega-test, strumento allora sconosciuto in Italia. Contattai gli autori negli Stati Uniti d’America e tramite loro riuscii a trovare l’importatore italiano dell’apparecchio.

Scoprii uno strumento avanzatissimo di analisi bioelettronica, che serve a individuare il rimedio omeopatico giusto e a fare diagnosi precise su organi o addirittura su parti d’organo del paziente. Permette un ‘dialogo’ molto accurato fra medico e corpo-psiche del paziente, quello che io chiamo ‘sistema-paziente’. Si basa sulla misurazione degli effetti che le frequenze vibratorie di sostanze omeopatiche utilizzate come test, provocano nel soggetto in esame una volta che, tramite lo strumento, vengono messe in relazione con le frequenze del paziente.

Queste sostanze-test corrispondono a ‘situazioni patologiche’ e il terapeuta con esse interroga il paziente. Da qui cominciò il mio nuovo percorso. All’inizio la mia analisi era condotta esclusivamente sul fisico, ma paino piano dopo aver individuato, per esempio, l’organo più stressato, cominciai a metterlo in relazione alle condizioni ambientali, alla storia e alla psiche del paziente, alla sua vita spirituale.

Cominciai a esplorare anche un altro metodo diagnostico, antico ma sempre validissimo, la radioestesia: con pendoli e biotensor si possono ottenere risultati stupendi. Mi resi conto che non si può curare senza considerare tutto l’insieme del ‘sistema-paziente’: corpo, mente e spirito. Allora mi domandai: come posso aiutare quando il problema non è sul piano fisico ma nella mente o nella vita spirituale? Cominciai a studiare, a raccogliere e usare cristalli e medicine omeopatiche ad alte frequenze, che lavorano sul piano psicologico. Poi cominciai a usare come ‘medicina’ preghiere, brani della Bibbia, mantra.

- Sei dunque diventato un ‘medico dell’anima’? Che parte hanno la sensibilità e la sensitività nelle terapie che proponi?

Utilizzando questi strumenti – prima di tutto la macchina per il Vega-test, ma anche i cristalli e la musica- ho ‘allenato’ la sensitività. È stato un itinerario lungo, delicato, ma seguito in modo soft, senza forzature. Mi hanno aperto nuove strade anche i viaggi di ricerca che ho compiuto soprattutto in Asia e America Latina (Nepal, India, Tibet, Perù, Bolivia, Cile) ma anche il confronto con la vecchia Europa e con le nuove frontiere degli Stati Uniti d’America. Studi che mi hanno confermato che la mente e lo spirito hanno una parte fondamentale nella salute e nella malattia.

Ora utilizzo queste mie esperienze e capacità anche per mettere a punto nuovi metodi di terapia. Per esempio, sta per uscire in farmacia una mia linea di prodotti ayurvedici, i primi mai realizzati, che utilizzano solo piante italiane. Ognuna di queste medicine è correlata a una problematica dell’anima. Sono quei rimedi che in anni di esperienza si sono rivelati i più efficaci e sicuri.

- Che parte hanno nelle terapie, invece, le qualità vibratorie dei rimedi?

Ogni cosa ha una propria vibrazione. Negli anni ho riscontrato le qualità vibratorie, le frequenze, di molte sostanze naturali, come le erbe e le pietre, e artificiali, come ad esempio ammoniaca, alcol denaturato, gasolio, naftalina, che utilizzo mettendole in relazione coi chakra dei pazienti. Ciascuna di queste sostanze è legata a un sentimento (preoccupazione, rancore, frustrazione e così via).

Ogni malattia deriva da blocchi generati da traumi ai quali abbiamo reagito con sensazioni di rabbia: la malattia è ‘rabbia condensata’. Per scioglierla, si possono usare vibrazioni di sostanze, piante, cristalli, suoni, rimedi e farmaci, ma molto spesso per andare più in profondità, anche la forza di rituali che ‘scuotono’ l’esistenza, come quelli proposti per esempio dalla psicomagia di Jodorowsky.

- E la musica? Come sei arrivato a ‘curare’ con i suoni?

Tutto è cura. Ognuno di noi ha una ‘guida’, un angelo custode che ti ‘soffia’ all’orecchio, ti dice cosa utilizzare per la terapia. Si tratta solo di essere così umili da crederci e da dargli ascolto. Utilizzare una metodica piuttosto che un’altra dipende dal caso che ci troviamo ad affrontare, ogni persona infatti è diversa, ogni situazione è diversa. Con un paziente nulla funzionava: ho ‘sentito’ di dover usare il tamburo sciamanico. Ha funzionato. Il tamburo è un potente canalizzatore di energie cosmiche; chi suona le riceve e le ‘scarica’, le riversa su chi ascolta. Ho anche lavorato con sciamani che mi hanno confermato che questa è una direzione feconda.



MUSICA DELL’ANIMA

Il secondo cd di musica terapeutica del trio Antonio Fassina, Massimo Peloso e Patrizia Curcetti. Fra le molte cose che possono curare, per Fassina, c’è la musica. Fassina conduce seminari (per la ‘Realizzazione del Sé’) di tamburo sciamanico. E presso il suo studio, ogni giovedì sera, c’è una serata gratuita di ‘musicoterapia antidepressione’. Si suona, si canta e si danza per avvicinarsi alla salute per una via direttissima: quella del piacere e del benessere.

Da questa esperienza, due CD: Musica dell’anima 1 (antidepressione ed esaurimenti nervosi) e 2 (problematiche emozionali femminili e rilascio della rabbia). Il secondo, musicalmente più vario e più maturo del primo, è arricchito dalla voce sempre più ispirata della cantante e musicista Patrizia Curcetti e dalle percussioni del batterista e musicista jazz Massimo Peloso. Entrambi conobbero Fassina partecipando a un suo seminario e dopo questo incontro scoprirono di poter suonare insieme con risultati sorprendenti.



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